Il blog dorme

12 novembre 2008 – 18:53

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  1. 6 Risposte a “Il blog dorme”

  2. Scritto da Luca S. il nov 12, 2008

    qualcuno lo svegli!!!

  3. Scritto da Dandy il nov 12, 2008

    Il problema è che non c’è più tempo per niente, non si vedono più i confini sui quali spingerci e gli obiettivi da raggiungere e tutto si muove sul filo del rasoio, tutto quello che si produce deve essere prodotto per avere una resa, si deve ottimizzare per dare il massimo del risultato nel minore tempo possibile col minore spreco di energie possibili… ce lo siamo imposti; tutto quello che è lento si esclude automaticamente, tutto ciò che è fine a se stesso muore nell’indifferenza, niente deve essere fatto per caso, ogni cosa deve avere un fine ed uno scopo, un’inizio e una fine, tutto il resto è solo perdita di tempo…abbiamo paura del tempo…il tempo che passa è già passato e oggi non è più ieri…non ce la facciamo a fermarci nel tempo…scorre…e non è nostro mai abbastanza per potreci fare quello che vogliamo…così il blog dorme…ma la coscienza matura dentro di noi come bruco in un baco prima di diventare farfalla, siamo atterriti da questo governo dalla mignottocrazia, stanchi di questa pseudo-politica, stanchi della degeneraizone sociale dei padroni dell’informazione e coscienti di andare verso anni ancora più bui…ma dobbiamo credere che un giorno le nostre coscienze riusciranno ad essere tutte farfalle con mille sfumature e colori diversi, ma tutte unite sotto lo stesso cielo con un unico obiettivo essere padroni del nostro tempo e volare sempre più in alto. Nulla è reale sin che non lo pensi esistente…e così il cambiamento…io comincio a penZarlo!
    See you space cowboy…
    Dandy

    Lello Rispondi:

    ciao Dandy,
    amara constatazione, la tua…
    e anche difficilmente confutabile.
    Siamo quindi condannati al deglutimento passivo di tutte le schifezze? porgo a tutti un quesito:percepisco nella gente un misto di rassegnazione e voglia di gridare giustizia che resta soffocata, la ricerca spasmodica di un “leader” che illumini la via del cambiamento, perchè le coscienze non sanno più volare. Ma non siamo più capaci d’ incazzarci per niente? penZiamo,penZiamo!!

  4. Scritto da Dandy il nov 15, 2008

    Caro Lello…il problema è che non dobbiamo avere più bisogno di un leader!!!Avere un leader ci ha reso vulnerabili, la sua corruzione è stata la nostra!(Vesi quel F”’o di D’Alema)Il leader può essere preso di mira facilmente…può essere corrotto facilmente, può essere combattuto facilmente, si possono prendere gioco di lui facilmente, te lo possono fare passare per quello che vogliono ormai siamo in un sistema in cui l’opinione pubblica è misurata manipolota e controllata inequivocabilmente…siamo in un punto di non ritorno, e non abbiamo bisogno di leader!Non ne dobbiamo avere bisogno!Il cambiamento deve venire da noi, dobbiamo essere leader di noi stessi e padroni del nostro tempo ci dobbiamo imporre le nostre regole, i nostri valori; è la nostra morale, che si autodetermina nella nostra coscienza, che deve guidarci verso il nuovo, verso il giusto, verso il vero…se non siamo capaci di impremere un cambiamento vivremo una vita che non è la nostra!!!Dobbiamo muoverci, svegliare le nostre coscienze assopite, quelle di chi ci sta vicino e cominciare ad agire…ognuno nel nostro piccolo, ognuno per se stesso e per tutti…Io PenZo così!
    See you

    Lello Rispondi:

    e penZi bene!
    già il fatto che stiamo qua a parlarne lo testimonia!

  5. Scritto da Dandy il nov 18, 2008

    manco a farlo a posta… vi segnalo un articolo del corriere abbastanza eloquente sull’argomento sopratrattato in merito al camiamento e alla coscienza.
    http://www.corriere.it/cronache/08_novembre_18/denunce_universita_9dfa1fb4-b55e-11dd-b26d-00144f02aabc.shtml
    in particolare segnalo la parte seguente:
    L CAMBIAMENTO – Sono passati tanti anni e quel che vorrei dirle in sostanza è questo: il cambiamento vero partirà dalla volontà e dal senso di dignità dei singoli di non accettare il compromesso cui le università italiane chiamano la nostra coscienza. Essere un buon ricercatore significa avere gli standard per lavorare non in quell’ateneo o quel dipartimento, ma nel mondo. La conoscenza appartiene al mondo; e quindi, a cosa serve avere il posticino messo in palio da papà, senza poi il rispetto della comunità scientifica internazionale, che è l’unico vero giudice dell’operato di un ricercatore? Mi rendo conto che è molto banale quanto le scrivo. Ma è tutto quel di cui mi sento di far da tramite e testimone, nel mio immensamente piccolo.
    Buona lettura…
    Dandy

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