La Terra matta dei miserabili

14 ottobre 2008 – 14:06

Da dove viene quella forza che ci spinge a raccontare, a condividere la nostra storia e a tramandarla? L’opera di Vincenzo Rabito sembra un miracolo e invece non lo è. E’ la volontà di un uomo che, spinto da una forza atavica, si arma di una macchina da scrivere e guerreggia contro una lingua che non gli appartiene.

Quarant’anni fa un uomo semianalfabeta di settant’anni si chiudeva in casa per cominciare a scrivere un’opera autobiografica che non credo abbia eguali nella storia della scrittura popolare: 1027 pagine scritte senza interlinea raccontano la vita di Vincenzo Rabito con una lingua bastarda che si sforza di essere Italiano ma che ritorna al Siciliano ad ogni passo.  Le vicende di Rabito passano attraverso il sudore dei braccianti del Sud, le trincee della Prima guerra mondiale (apparteneva alla famosa “classe del ’99″), il Ventennio e la seconda guerra, il lavoro da minatore in Germania, il boom economico italiano, una terribile e a volte grottesca situazione familiare. Il piglio è tragicomico, lo stile narrativo ricorda i racconti dei nostri nonni e l’arte della tradizione orale popolare siciliana sembra rivivere nelle parole del bracciante di Chiaramonte Gulfi. Il personaggio è il contadino furbo che cerca di lasciarsi alle spalle lo spettro di una povertà ereditata e per farlo combatte con la vita stessa e un destino “ruffiano”. E’ la prospettiva dei “miserabili” che Verga ha provato a raccontare, ma stavolta a scrivere è uno di loro, l’antieroe che ci regala con la sua storia un gioiello antropologico e ci permette di vedere “dal basso” cinquant’anni di storia italiana.

Terra Matta ha vinto il Premio Pieve – Banca Toscana con la seguente motivazione:

L’incontro con la scrittura del cantoniere ragusano Vincenzo Rabito rappresenta un evento senza pari nella storia dell’Archivio stesso. Vivace, irruenta, non addomesticabile, la vicenda umana di Rabito deborda dalle pagine della sua autobiografia. L’opera è scritta in una lingua orale impastata di “sicilianismi”, con il punto e virgola a dividere ogni parola dalla successiva. Rabito si arrampica sulla scrittura di sé per quasi tutto il Novecento, litigando con la storia d’Italia e con la macchina da scrivere, ma disegnando un affresco della sua Sicilia così denso da poter essere paragonato a un “Gattopardo” popolare. L’asprezza di questa scrittura – a conti fatti più di duemila pagine – toglie la speranza di veder stampato, per la delizia dei linguisti, questo documento nella sua integralità. “Il capolavoro che non leggerete”, così un giurato propone di intitolare la notizia sull’improbabile pubblicazione di quest’opera. Eppure, la Giuria farà in modo che altre istituzioni (Ministero dei Beni Culturali, Regione Sicilia, Università locali) vengano coinvolte al fine di trovare adeguati canali per la valorizzazione di quest’opera rara e preziosa.

Einaudi ha pubblicato Terra Matta in una edizione trattata (punteggiatura e suddivisione in capitoli) e ridotta a 411 pagine.

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Autore:

  1. 1 Risposta a “La Terra matta dei miserabili”

  2. Scritto da Dandy il nov 1, 2008

    “bottana madre patria!” oggi come allora…e, per citare totò, ho detto tutto!

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