Nessuno tocchi Saviano!

18 ottobre 2008 – 20:13

Sentire dentro ognuno di noi che l’Italia è tutt’altro che un paese civile non è una gran bella cosa. Il presentimento è dietro l’angolo, ad ogni incrocio, alle fermate del bus. Guardando un tg se ne ha la conferma (non solo per le notizie, ma per i tg in se stessi). Osservare impotenti un condannato a morte negli occhi alimenta quel sentimento. Roberto Saviano è stato condannato a morte dalla camorra. In Italia, non in un paese civile.

Gira con la scorta, vive in caserma. I suoi passi sono controllati, non ha vita sociale, può vedere pochissime persone dopo mille controlli. I boss casalesi, amministrano miliardi di euro indisturbati, ordinano omicidi e gestiscono uno dei più grandi traffici di droga mondiali. Roberto Saviano è uno scrittore, non un delinquente. Con Gomorra ha venduto e continua a vendere migliaia e migliaia di copie nel mondo, è ricco, tanto, ma fin dove importa. “S’è fatte i sordi mentendo”; è questa l’accusa che lanciano i casalesi a Saviano, la loro ignoranza gli permette di farlo, la loro codardia li autorizza. La puntata di Matrix dell’altra sera ha fatto commuovere la nazione, dai suoi occhi traspariva tristezza, rabbia rassegnazione. L’Italia intera è con lui, manifesti di stima da tutto il mondo, ma a lui non importa. Bastano quelle 100.000 persone ad essergli contro e sul suo viso cala la tristezza. Poco gli importa se i pentiti parlano di attentati, di detonatori. La sua gente gli è contro, il resto è amarezza e rabbia. Lì Saviano c’è cresciuto, quelle cose le dice per loro e loro non capiscono. La camorra è un lungo controsenso, si potrebbe parlare e scrivere per ore senza capirci un tubo, senza provare minimamente ad immaginare i meccanismi che ci sono dentro. Lui c’è riuscito con un libro, e Gomorra dopo averlo arricchito, gli ha tolto la vita. “Ho 28 anni, voglio bere una birra a un bar, voglio innamorarmi, voglio una casa”. Saviano sarà pure UN simbolo della lotta alla mafia, ma resterà per sempre IL manifesto delle contraddizioni italiane. Leggendo il libro e guardando il film di Garrone ci si accorge che lì si è in un altro mondo, lontano ma non troppo da quello in cui ci svegliamo ogni mattina. Altre regole, altra vita, stessa morte. Cruda realtà. Non so voi, ma quando penso a questa storia la nausea è tanta. Forse essere cresciuto nella terra e nel mito di Falcone e Borsellino, rende tutto più difficile da accettare. I martiri servono a poco, le menti brillanti, gli eroi, i veri coraggiosi sono utili da vivi. Saviano deve continuare a denunciare, a svegliare le coscienze mai dimenticando il suo ruolo, quello di scrittore, che gli permette di raccontare raccontare, raccontare. Proprio come sa fare lui. Vedere in tv atroci servizi in cui giornaliste impaurite domandano ai casalesi la loro opinione su Gomorra è straziante e umiliante per l’uomo in quanto tale. Decelebrati da ignoranza ridono davanti lo schermo credendosi coraggiosi a gridargli contro verme con una pistola in tasca. Anziani che tacciono sapendo che ha ragione, ma vogliono andarsene da questo mondo in pace, quando lo deciderà il buon Dio. Codardi che non capiscono da dove viene il male di quella terra. Amarezza e rabbia.

Quando scrivo queste righe, umili e senza pretese, quando penso a quel mondo, all’uscita dalla sala in cui proiettavano il film, quando ho letto l’ultima pagina di Gomorra e ho chiuso gli occhi, in tutte queste occasioni ho pensato:” a che serve?”. Il senso di disfatta credo prenda tutti, ma sono quelli i momenti in cui mi sono accorto della grandezza di Saviano. Chissà quante volte l’avrà pensato lui, rinchiuso in quella caserma..”A che serve?”.Eppure va avanti, cita cifre, accusa i camorristi, lotta con le unghie giorno dopo giorno. Permette al mondo di prendere coscienza di ciò che è la camorrra, e consente a quei bastardi di aver paura, per una volta, persino dal lusso del loro 41bis.

E allora vattene se è necessario, se può aiutare a ridarti una vita, se può servire a farti stare più sereno, se tutto ciò può essere utile a continuare il tuo lavoro, indispensabile per abbattere Gomorra. Ma che nessuno lo tocchi. Fidati, presto anche grazie a te, diventeremo un paese civile.

“Il genio è la capacità di vedere dieci cose là dove l’uomo comune ne vede solo una, e dove l’uomo di talento ne vede due o tre.” Ezra Pound.

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Autore:

  1. 1 Risposta a “Nessuno tocchi Saviano!”

  2. Scritto da Adduso il ott 19, 2008

    http://www.enricodigiacomo.it/?p=1595#respond

    http://www.centroimpastato.it/php/crono.php3?month=2&year=1998

    “… 21 Febbraio 1998 … I rappresentanti di Rifondazione e dei Verdi nella Commissione antimafia …”

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