(D)Istruzione

31 ottobre 2008 – 16:49

 

Ormai è quasi un mese che l’Italia studentesca protesta. Ieri lo sciopero generale. 30 ottobre, un milione di persone solo a Roma e tante altre per le vie di tutte le città italiane. Qualcosa si è svegliato nel nostro paese, qualcosa si muove, il dissenso è venuto fuori dopo alcuni di anni di apatia politica che poco mi son piaciuti. Decreto Gelmini e manovra finanziaria, se ne sente parlare alla nausea e credo che ormai tutti sanno di cosa trattino. Tagli orizzontali dei fondi destinati a università pubbliche, da trasformare in fondazioni private, turn-over con rapporto 1 a 5. E ancora, ritorno al maestro unico per le prime due classi delle elementari, voto in condotta influente sulla bocciatura e grembiulino. Insomma un decalogo delle cose da non fare se si vuole salvare la scuola italiana. Gli sprechi ci sono per carità, se ne vedono da tutte le parti, ma un taglio indiscriminato così netto, taglia le gambe a quell’organizzazione già scadente presente in molti atenei pubblici. E poi c’è il vero scandalo, l’errore madornale compiuto dal governo. La parte riguardante il turn-over è agghiacciante: ogni 5 pensionamenti un solo ricercatore sarà assunto. Scherziamo? I ricercatori sono la matrice della scienza che si sviluppa, sono il fulcro del ricambio generazionale, sono il perno su cui ruota l’intera efficienza di un ateneo. Tagli così netti al personale condanneranno l’università italiana, relgandola agli ultimi posti nel ranking delle scuole europee. Il centro destra continua a difendere questo decreto assurdo (l’altro, il vero e proprio Decreto Gelmini è poca cosa in confronto alla 133) parlando di tagli necessari e non presentando un metodo. Si, perchè è proprio quello che manca. Un metodo di valutazione per gli atenei che funzionano e quelli che vanno sempre peggio. I tagli se ci devono essere, vanno fatti mirati a quelle università che non sono efficienti. A quegli atenei che non sanno neanche cos’è la meritocrazia, ma puntano solo a sfornare masse di caproni che pagano le tasse. L’Europa intera investe fondi nell’istruzione, noi li togliamo, non capendo che quello è il motore che manderà avanti il paese in futuro. Krugman, ultimo premio Nobel per l’economia, ci insegna, sulla scia della risoluzione della crisi del ’29, che il modo più sbagliato per affrontare le crisi, è togliere soldi ai pubblici servizi. Meno soldi hanno le persone, meno possono comprare, meno viene prodotto, più tempo si sta in recessione. Un’identità base dell’economia. Così facendo si rischia di mandare a casa migliaia di insegnanti, c’è il serio pericolo che molti atenei alzino le tasse con conseguente abbandono delle famiglie più povere. Un vero disastro, e non si riesce a capire se il Berlusconi’s team lo faccia per interessi o incompetenza. Inutile prendersela solo con la Gelmini, lei è un pagliaccio, come lo è stato Alfano e come a turno lo saranno tutti. Silvio è il governo, Tremonti il braccio destro, le altre sono comparse. Purtroppo per adesso in Italia va così, non c’è nulla da fare; tranne che  protestare, scendere in piazza, posare spranghe e innalzare striscioni. Farsi sentire finchè si può. Almeno il dissenso, quello civile, non può essere tagliato. Per evitare ancora una volta la solita fuga, di cervelli…e non..

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