Cronaca di un venerdì 17 italiano

19 ottobre 2008 – 07:04

“Credo nel progresso, non credo nello sviluppo e nella fattispecie in questo sviluppo”.

Pierpaolo Pasolini

Ormai è chiaro, l’Italia è un paese colto dal morbo dello sviluppo degenerativo. Il 17 ottobre, in varie città nazionali, ci sono stati cortei di protesta contro il decreto Gelmini. Il ministro dell’Istruzione dice di non comprendere il motivo delle proteste; le fa eco il presidente Napolitano rispondendo da Castelporziano che “non si può dire sempre no” in riferimento ai manifestanti.

Tagliare i fondi alla scuola significa tagliare le gambe al futuro del nostro paese. Mandare a casa 50.000 insegnanti precari perché non ci sono i soldi e poi regalare 150 milioni di euro alla città di Catania (che era già meravigliosamente fallita grazie al suo ex sindaco Scapagnini), oppure tentare di salvare le banche (note società di strozzinaggio autorizzate) mi sembra sia leggermente scorretto. Per non parlare della sensazionale proposta leghista di integrazione dei bambini stranieri in classi differenziate. Questo è per non farli sentire ritardati rispetto ai coetanei italiani! E poi, diciamoci la verità, almeno si scambiano i pidocchi solo tra di loro…

Intanto collezioniamo un’altra bella figura internazionale davanti all’Unione Europea. Sempre venerdì 17 ottobre, il commissario UE dell’Ambiente, Stavros Dimas, dice di avere come l’impressione che i dati italiani sulle emissioni dei gas serra siano stati truccati. In pratica Roma prevede una spesa di circa 18 miliardi di euro per attuare il piano anti inquinamento, mentre Bruxelles sostiene che la stima reale sia circa della metà. La Prestigiacomo, ministro dell’Ambiente, parla di attacco inaccettabile da parte della UE. Bisognerebbe puntare sulle innovazioni (suggerisce Dimas), così costerebbe tutto meno ma, ahimè, le centrali nucleari (che sono “molto” innovative), hanno bisogno di tanto tempo per essere costruite e magari quando sono pronte per essere utilizzate, già sono vecchie.

E per concludere questo meraviglioso venerdì 17 abbiamo rimpinzato il bacino di morti sul lavoro con un 8 secco: sono stati ben otto i morti sul lavoro lungo tutto lo stivale, chi precipitando nel cioccolato fuso a Ragusa, chi folgorato nel Piacentino, chi schiacciato da lastre di marmo nel Casertano.

Questa è la nostra attuale Italietta, sviluppata come un albero concimato ad antibiotici, schiacciata da deliri governativi, da una crisi economica in ascesa e da tranquilli razzismi striscianti. Forse Pasolini aveva trovato le parole esatte per descrivere tutto questo.

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