L’Università dei “piedi scalzi”
29 settembre 2008 – 15:42
In India, precisamente a Tilonia in Rajasthan, c’è l’ Università dei “Barefoot”, dei “piedi scalzi”, cioè dei poveri, che permette agli ultimi degli ultimi, ai cosidetti “paria”, di imparare un mestiere che possa esser utile all’interno del proprio villaggio. L’idea è venuta a Sanjit Bunker Roy, uno dei cinquanta ambientalisti che potrebbero salvare il nostro pianeta. L’articolo pubblicato il 26 settembre sul Manifesto spiega che per entrare in questo speciale College serve solo “lo statuto di senza speranza e la volontà di diventare un moltiplicatore sociale del progetto mettendo a frutto la formazione nel villaggio”. É sempre più triste vedere frotte di giovani indiani che lasciano le proprie terre, le proprie sane tradizioni e antiche conoscenze per mettersi alla ricerca di un’insana felicità nelle grandi metropoli di Delhi, Bombay, Calcutta. Quello che sta cercando di fare Bunker è formare dei professionisti che abbiano una grande consapevolezza e conoscenza di tecniche specifiche per salvaguardare l’ambiente in cui vivono e allo stesso tempo abbiano stima di loro stessi, in un paese dove il sistema verticale delle caste è rigidissimo e non lascia speranze. Per esempio l’ingegnere migliore del College è una nonna afghana di 55 anni che nel 2005 ha portato l’energia solare a più di 200 case e tutto continua a funzionare perfettamente. Questo è doppiamente grandioso, sia perché l’ingegnere in questione è una donna (e sappiamo quanto sia difficile esserlo in tanti paesi) e sia perché è semi analfabeta! Ma la scommessa di Bunker si basa proprio su questo: se sei povero ma intelligente e motivato puoi imparare con le mani anche senza saper scrivere.
Ma la domanda fondamentale è: chi finanzia un’utopia come questa?
“Principalmente (ci finanzia) il nostro lavoro” risponde “e qualche donazione. Certi progetti si realizzano con poco”, basta saper sfruttare le risorse naturali. Grazie al Collettivo mondiale per la raccolta dell’acqua piovana ed un finanziamento del governo, è stato realizzato un serbatoio per raccogliere e conservare l’acqua pulita. Quindi pare che non servano gli esperti delle grandi organizzazioni mondiali visto che non hanno conoscenze superiori a quelle dei contadini e di conseguenza non servono i loro soldi. Anche perché la comunità di Tilonia vive con poco (nessuno guadagna più di 150 sterline al mese) e proprio per questo si possono permettere di rifiutare i finanziamenti degli Stati Uniti e della banca mondiale. “Non prenderemo i loro soldi perché portano avanti un sistema che è contro gli strati poveri della popolazione. Il Barefoot College è un’esperienza tanto diversa e più avanzata rispetto a questo nostro tempo”.
Autore: Alessandra



1 Risposta a “L’Università dei “piedi scalzi””
Scritto da PisaMan il ott 1, 2008
E’ fantastica questa testimonianza, è una di quelle cose che ti dà fiducia nel genere umano. Quanto sarebbe bello poter vedere qualcosa del genere pure in Italia!