Quando le parole non bastano più

14 luglio 2008 – 11:20

“Cogito ergo sum”… ma qualcuno dei nostri decisori “cogita” oggi ?

ll prezzo del petrolio è alle stelle, ormai non si contano più i discorsi, gli incontri fra scienziati ed esperti che dovrebbero decidere il futuro “energetico” del nostro bel Paese, le promesse dei nostri politici (destra e sinistra, non ha importanza) che spesso si barricano dietro falsi “faremo”, “ci stiamo lavorando”, “ è fra le priorità del Governo”. Beh,  visto che molti si ergono quali paladini difensori dell’ambiente, con le loro massime e retoriche affermazioni, non vi offenderete se serenamente condivido la mia sfiducia e triste consapevolezza che troppo poco si è fatto in questi anni per la politica energetica nazionale. Ma siccome il mio sfogo da solo non basta, vorrei comunque condividere con voi dei “fatti”, quelli che spesso mancano nel mondo dell’informazione attuale impegnata a diffondere “opinioni” come se non esistesse la realtà, come se non ci fossero valori oggettivi sui quali dibattere seriamente. Non volendo certo annoiarvi, vorrei  ricordare che l’ultimo Piano Energetico Nazionale risale VENT’ANNI FA, 1988, e fino ad oggi tutti i Governi che si sono avvicendati hanno sempre promesso impegno e “urgenza” nella stesura di un nuovo strumento di pianificazione che a partire dall’analisi della situazione energetica attuale riesca a stabilire le priorità, gli obiettivi da raggiungere e gli strumenti concreti da utilizzare per promuovere la diversificazione delle fonti, la diffusione di tecnologie ad alta efficienza energetica, il risparmio energetico e l’utilizzo delle fonti rinnovabili. Qualsiasi progetto ha potenzialità di successo se supportato da precedenti analisi della situazione di partenza (dove ci troviamo?), dallo studio di quali strumenti ci si prefigge di utilizzare per raggiungere gli obiettivi e solo a valle di tutto ciò, dall’AZIONE!  “Vedere – Giudicare – Agire” , a qualcuno ricordano qualcosa?

E’ sciocco ribadire che abbiamo bisogno di azioni che siano inscritte in programmi ben definiti? Il “fare una tantum”,caratterizzato da atti non supportati da politiche di pianificazione, lascia il tempo che trova e crea soltanto l’immagine di un Paese incerto, non affidabile per gli investitori (piccoli e grandi), privo di veri obiettivi da raggiungere e povero di capacità di programmazione. Insomma un Paese al quale non sembra interessare il futuro dei propri cittadini, nelle quali anche  le politiche “amiche dell’ambiente”( fino ad oggi promosse) rischiano di perdere significato perché figlie di una parte politica e non di un’altra, non facenti parte di una visione più ampia che guarda al futuro, non supportate da adeguata informazione e da idonei strumenti burocratici semplificati.

Un Paese senza capacità di pianificazione non va da nessuna parte, è come una nave senza meta che decide di indirizzare la propria vela lì dove soffia il vento più forte, spesso irrispettosa della gente che sta a bordo e con il rischio di schiantarsi su ostacoli probabilmente prevedibili se il percorso fosse stato adeguatamente studiato.

luix

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  1. 9 Risposte a “Quando le parole non bastano più”

  2. Scritto da pierdamiano il lug 14, 2008

    “Un Paese senza capacità di pianificazione non va da nessuna parte, è come una nave senza meta che decide di indirizzare la propria vela lì dove soffia il vento più forte, spesso irrispettosa della gente che sta a bordo e con il rischio di schiantarsi su ostacoli probabilmente prevedibili se il percorso fosse stato adeguatamente studiato.”

    Sono pienamente d’accordo con te….A tuo avviso è giusto investire nel nucleare allora con un buon progetto a lungo termine?

  3. Scritto da Giambattista il lug 14, 2008

    Nucleare? secondo me il nucleare è una bufala.

  4. Scritto da PisaMan il lug 15, 2008

    Anche per me il nucleare è un po’ una fregaturaa perchè ancora non sappiamo come smaltire le scorie di 30 anni fa; il prezzo della materia prima tende ad aumentare quanto il petrolio, le scorte stesse sono esauribili.

    Una cosa che mi frulla in testa da un po’ di tempo: il fatto che la Sicilia sia energeticamente autonoma (come quasi nessun’altra regione in Italia) le darà un vantaggio quando si parlerà di federalismo o questo verrà ignorato del tutto come è stato fatto finora? La stessa domanda vale per l’approvigionamento e la raffinazione del petrolio (Sicilia e Basilicata).

  5. Scritto da mimmo il lug 16, 2008

    Riguardo alle competenze in meateria di gestione, produzione, trasporto, scorte strategiche e distribuzione nazionali dell’energia penso che la competenza debba rimanere sotto la potestà legislativa dello stato, ma partendo da questo spunto, come al solito acuto, di Pisaman, vorrei provare a farneticare da parte mia: secondo voi non sarebbe ovvio in regioni così ricche di fonti rinnovabili come quelle italiane, imporre che a partire da tutte le nuove costruzioni atte a qualsiasi uso, ogni struttura sia fin dalla fase progettuale dotata di sistemi per l’autoproduzione di energia??? In altre parole , con il federalismo, la materia energia resterà dello stato, ma le leggi regionali (già in parte possono farlo)potrebbero obbligare i costruttori a prevedere per tutti i nuovi progetti l’autoapprovigionamento energetico, pena la revoca delle concessioni! Sarebbe ,penso una discreta base dalla quale partire, fermo restando che, tesi dietrologiche a parte,secondo me il domino delle fonti fossili sarà davvero duro da scardinare, data la sua diretta dipendenza da lobbyes e gruppi di potere ancora poco interessati alla diffusione del rinnovabile. Riguardo al nucleare, a me sembra un’assurdità parlarne…sarà paura , poca fiucia, sarà per il fatto di aver(?) rischiato di avere le scorie a pochi km da casa……

  6. Scritto da luca il lug 16, 2008

    ?

    mimmo Rispondi:

    grazie a luca x il ? e a luix x le sipegazioni

  7. Scritto da luix il lug 16, 2008

    Innanzitutto grazie per i vostri commenti! Cercherò di rispondere di seguito ai vari punti, condividendo con voi la mia opinione,supportata (ove possibile) studi e riferimenti normativi.

    1. NUCLEARE:ALTERNATIVA AL PROBLEMA ENERGIA?
    Facendo riferimento a diversi studi letti, tra i quali quelli redatti da Aspo italia, l’energia nucleare ha alcuni punti a favore ed altri per così dire “criticabili” , ad esempio:
    – il costo reale dell’energia nucleare è complessivamente dello stesso ordine di grandezza di altre fonti di energia in uso attualmente;
    – la resa energetica degli impianti nucleari intesa come rapporto tra l’energia prodotta nel corso della vita attiva e l’energia spesa per la sua costruzione, manutenzione, operazione e smantellamento è accettabile ma non superiore a quella delle energie rinnovabili attualmente sul mercato;
    – la risorsa “uranio” in termini di disponibilità è ancora un’incognita …. Il rischio è anche quello di diventare dipendenti da altri Paesi per il relativo reperimento! Ovvero non risolvere il problema ma semplicemente lo “sposterebbe”;
    – i problemi delle scorie radioattive e della sicurezza non sono trascurabili;
    – i tempi necessari per la costruzione sono troppo lunghi per avere un impatto sulla crisi in corso.

    E’ ovvio però che non possiamo non ammettere che anche l’Italia importa parte dell’energia per i propri consumi dalla Francia che ha puntato sul nucleare quale fonte principale di approvvigionamento. Quindi? Beh, sicuramente bisognerebbe convogliare maggiori energie sulla promozione dell’efficienza energetica e sulle fonti rinnovabili (co progetti di lungo respiro), senza però escludere a priori investimenti sulla ricerca anche sulla bontà di tecnologie nucleari (sebbene io rimanga comunque scettica…ancora stiamo smantellando le vecchie centrali dopo il referendum…l’Italia sarebbe capace di assicurare idonea sicurezza ad eventuali impianti nucleari futuri?).

    2.FEDERALISMO ENERGETICO
    La questione non è affatto semplice. Innanzitutto una premessa, le Regioni già successivamente la modifica al Titolo V della Costituzione hanno ottenuto amplissimi poteri in tema di Energia. Hanno cioè tutti gli strumenti per agire sul loro territorio e promuovere la diffusione delle fonti rinnovabili ed in generale per pianificare la risorsa energia localmente. In merito specificatamente al tema del “federalismo energetico”, io sarei un pò dubbiosa e andrei cauta perchè un conto è richiedere che vengano attuate delle misure di compensazione per quelle aree che hanno sul loro territorio impianti a forte impatto ambientale (vedi raffinerie di petrolio in Sicilia). In merito a ciò il comma 833 della Finanziaria 2006 ha stabilito che una quota delle accise sulla produzione in Sicilia di carburanti debba essere destinata al risanamento ambientale dei siti nei quali ricadono gli stabilimenti. E’ stato mai applicato?
    Ma parlare di federalismo energetico aprirebbe comunque spazio a tanti “federalismi” per i quali tante regioni del sud Italia forse non sarebbero pronti a gestirne le conseguenze.
    Quanto agli obblighi di inserire sulle nuove costruzioni impianti a fonti rinnovabili, è già così! Il Testo unico dell’edilizia (DPR 380/2001) modificato da varie finanziarie, prevede l’obbligo a partire dal 2009.

    luix

  8. Scritto da PisaMan il lug 16, 2008

    Mi sembra molto interessante il discorso dell’efficienza energetica di cui parla Luix. Molti sostengono ad esempio che grandi quantità di energia si “disperdono” durante la trasmissione e si potrebbe rimediare con spese limitate rispetto ai benefici. E’ vero? E se così fosse, non sarebbe una questione che si può affrontare anche subito e che troverebbe una larga convergenza di opinioni (a parte gli interessi dei soliti signori del cemento)?

  9. Scritto da PisaMan il lug 17, 2008

    Mi rispondo da solo :) Ho visto che dal 4 luglio è entrato in vigore questo, anche se parle dell’efficenza degli usi finali dell’energia. Per gli interventi sull’efficenza delle strutture di trasporto dell’energia non ho trovato niente.

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