Kino-tube. Una bizzarra prospettiva ipermediale.

14 luglio 2008 – 05:24

L’evoluzione del “social web” ci riporta in mente le teorie di un genio del passato.

Sono passati 82 anni da quando Denis Kaufman, in arte Dziga Vertov, presentava Kinoglaz, “ciò che l’occhio non vede”. Con questo film, manifesto del gruppo dei Kinoki, Vertov si distaccava dalla cinematografia tradizionale sovietica per proporsi come avanguardia sperimentale.

«Noi ci chiamiamo Kinoki per distinguerci dai “cineasti”, gregge di rigattieri che smercia con profitto stracci vecchi. […] Noi spingiamo fuori  dagli abbracci smielati della romanza, dal veleno del dramma psicologico, dalle grinfie del teatro d’amore. Spalle alla musica. Fuori nei vasti campi, nello spazio a 4 dimensioni, alla ricerca di un materiale, di un metro, di un ritmo, che siano veramente nostri»
(da una didascalia di L’uomo con la macchina da presa)

Alcuni appunti dalla teoria dei Kinoki:

L’attore e l’elaborazione filmica non devono appartenere al cinema.
Le immagini devono essere reali, la vita colta sul fatto.
Non spettacolo degli occhi ma entusiasmo dell’anima.
Attraverso il kinoglaz, “cine-occhio”, abbiamo la possibilità di vedere al di là delle barriere dello spazio e del tempo, in vantaggio rispetto alle possibilità dell’occhio nudo.


Questi appunti videro una concretizzazione prima nel film Kinoglaz e successivamente nella Kinopravda, una serie di documentari che si posero come tema la ricostruzione della Russia dopo la rivoluzione. In genere si trattava di cortometraggi con intenti propagandistici. Da notare il fattore della breve durata, ritenuta fattore essenziale perché:
-Funzionale all’ideale del cinema fatto dal popolo. Col passare del tempo, con la creazione di una coscienza popolare comunista (di cui il cinema sarebbe stato propugnatore), ogni operaio e  contadino dell’Unione Sovietica avrebbe potuto esprimere la propria coscienza della realtà.
-La cinepresa doveva essere leggera per essere portata sul posto e “cogliere la vita sul fatto”.
-Le risorse economiche da destinare  a ciascun documentario non potevano essere alte, visto il numero elevato di film.



Tutto questo ci porta inesorabilmente, compiuto un salto di 80 anni, a considerare quanto le teorie e le opere della Kinopravda (spogliate della linfa ideologica del socialismo materialista e della matrice propagandistica)  siano state una premonizione di ciò che oggi si va avverando giorno dopo giorno. Basta guardare all’evoluzione di iniziative UGC, a partire dquelle globali come Youtube, Liveleak, CurrentTv, Indymedia, con un occhio particolare alle iniziative di giornalismo partecipativo multimediale.

Dal punto di vista tecnico Vertov fu un grande innovatore, egli credeva fortemente nell’evoluzione delle tecnologie. Però se da una parte era riuscito a equipaggiare i kinoki con delle macchine snelle, adatte all’esigenza documentaristica, d’altra parte ad ostacolare la sua “Cinematografizzazione dell’Urss” era l’impossibilità di una diffusione capillare e pervasiva. E questo è rimasto un paletto fisso per quasi un secolo, fino a 5 anni fa. Cosa tirerebbe fuori dal cappello oggi una mente rivoluzionaria come quella di Vertov degli anni ‘20-’30 (ammesso che riuscissimo a spiegargli la favoletta del muro di Berlino)? Come organizzerebbe i suoi kinoki oggi che possono avere anche tre telecamere ciascuno? Contro chi li aizzerebbe? Crederebbe ancora che la coscienza collettiva si debba costruire col contributo di ogni singolo cittadino? Tutto questo non lo sappiamo, ma mi piace pensare che domani o dopodomani chiuderemo definitivamente la parentesi del tubo catodico e qualcuno potrà ( perché no?) teorizzare l’avvento di un KinoTube, un “piccolo fratello”, una sorta di Matrix capovolto, fatto da milioni di piccoli kinoki interconnessi.





Note:

Negli anni successivi al 1930, dopo il grandissimo successo di L’uomo con la macchina da presa, il cinema di Vertov fu oscurato dagli astri di Ejzenstejn e Kulesov, che produssero un cinema più maturo pur muovendosi verso la “spettacolarizzazione” della realtà.
Per approfondire:          
- Biografia e opera di Dziga Vertov
- Bibliografia: Pietro Montani, Dziga Vertov (collana Il Castoro Cinema). Firenze, La Nuova Italia, 1975
- Dziga Vertov su Wikipedia

L’ Osservatorio giornalistico europeo mette in evidenza l’influenza dell’informazione proveniente dal web sull’opinione pubblica.

Newspaper death watch.
Non sono d’accordo neanche ad una riga di quello che scrivono ma si fa sorridere l’idea di un blog del genere.

Radio radicale, il primo storico tentativo italiano di giornalismo partecipativo.




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Autore: PisaMan

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